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Fotografare i funghi
Guida alla fotografia micologica


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Lactarius deliciosus - Canon Eos 350D, EF-S 60mm, 2 sec, f/16, ISO 100, treppiede

Fotografare i funghi per scopi didattici o documentaristici richiede alcuni piccoli accorgimenti e l'uso di tecniche adeguate per far sì che le immagini siano adatte allo scopo. Nel corso dell'articolo vedremo come realizzare foto che siano corrette sia tecnicamente (esposizione, colori, luminosità, messa a fuoco ecc.), in modo che tutti i dettagli importanti siano leggibili, sia artisticamente (composizione, inquadratura), affinchè la stessa foto risulti gradevole da osservare e mostri esemplari tipici della specie in oggetto.

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A sinistra: Clitocybe geotropa - Eos 350D, EF-S 60mm, 0.6 sec, compensazione esposizione -0.7, f/16, ISO 100, treppiede. A destra: Amanita verna - Eos 350D, 17-40L, 3.2 sec, nessuna compensazione, f/22, ISO 100, treppiede. Quando si fotografano funghi bianchi conviene sempre sottoesporre lo scatto (foto di sinistra) per non bruciare le alte luci come nella foto di destra, che è sovraesposta in più punti.

Equipaggiamento. Andando in giro nei boschi capita spesso di trovarsi in luoghi molto bui dove sono necessari tempi di esposizione nell'ordine dei secondi; per questo motivo è consigliabile usare una fotocamera reflex che mantiene livelli di rumore ridotti rispetto ad una compatta. Ciononostante è possibile ottenere ottimi scatti anche con fotocamere di basso costo, osservando alcune regole fondamentali. Una di queste prevede l'uso obbligato del treppiede, per evitare il mosso dovuto ai lunghi tempi di scatto che si rendono necessari anche in buone condizioni di luce. Per massimizzare la profondità di campo e mantenere a fuoco tutte le parti dei funghi è necessario infatti chiudere il diaframma dell'obiettivo, con conseguente aumento dell'esposizione. Uno cavo di scatto remoto o telecomando possono essere utili, io uso l'autoscatto e ne faccio a meno, evitando di portare in giro ulteriori pesi. Per lo stesso motivo, sconsiglio l'uso del flash, soprattutto di quello incorporato nella macchina perchè appiattisce l'immagine e crea ombre dure, diminuendo i dettagli; non esistono situazioni in cui esso è indispensabile, mentre conviene sfruttare la luce naturale, magari ricorrendo a dei semplici espedienti per ridurre le ombre dure che possono essere comunque presenti. Un cartoncino di carta bianco è sufficiente, si porta dietro facilmente e può contribuire, usato come pannello riflettente, a migliorare le fotografie.

Tecniche. Dopo aver elencato i pochi strumenti necessari per realizzare ottime fotografie, è bene sottolineare i punti essenziali per rendere le foto tecnicamente ineccepibili, mediante alcuni piccoli accorgimenti che vanno adottati sempre, e altri che sono necessari solo in casi particolari. Modalità e tempi di scatto. Io scatto sempre in priorità apertura, indicata in tutte le attuali fotocamere come A o Av: in questa maniera si sceglie l'apertura di diaframma da utilizzare, mentre la macchina pensa a calcolare automaticamente l'esposizione necessaria. Va sottolineato come le fotocamere che mancano di tale modalità mal si adattano alla fotografia micologica; la modalità macro può sopperire perchè teoricamente dovrebbe automaticamente utilizzare il diaframma più chiuso possibile, ma non è sempre così. Come già detto, è dunque necessario chiudere il diaframma il più possibile per avere la massima profondità di campo; altrimenti si rischia di mettere a fuoco solo alcune parti del fungo, rendendo le altre completamente sfocate.

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A sinistra: Amanita junquillea - Eos 350D, EF-S 18-55, 1/20 sec, f/8, mano libera. A destra, Macrolepiota procera - Eos 350D, 17-40L, 0.8 sec, f/16, treppiede. Come si può notare, nella foto a sinistra risulta a fuoco soltanto una minima parte del cappello (il gambo è completamente sfocato), mentre nella foto a sinistra la chiusura del diaframma ha permesso di avere tutta a fuoco la "Mazza di tamburo", nonostante le sue considerevoli dimensioni.

Io consiglio di non chiudere l'obiettivo oltre f/16, perchè poi, per fenomeni ottici di diffrazione (a seconda della qualità dell'obiettivo), la nitidezza potrebbe peggiorare, e non aprirlo mai oltre f/8, se non con funghi estremamente piccoli o per realizzare effetti particolari (sfondo gradevolmente sfocato), che sono però adatti a una fotografia non dedicata alla micologia. Esposizione. Come menzionato precedentemente, scegliendo la modalità Av, la fotocamera imposterà l'esposizione automaticamente. Attraverso la modalità di compensazione dell'esposizione noi potremo sempre scegliere però di modificare quest'ultima, sottoesponendo o sovraesponendo, in base ai soggetti. Generalmente se i soggetti sono funghi bianchi o con parti bianche, conviene sempre sottoesporre (fino anche a 1 stop) per non bruciare le alte luci. Per quanto riguarda la modalità di misurazione dell'esposizione io consiglio la modalità matrix, visto che i funghi occuperanno buona parte del fotogramma. Gli ISO. E' assolutamente necessario utilizzare sempre la più bassa sensibilità ISO possibile, per evitare un elevato livello di rumore e di conseguenza in modo che eventuali sottoesposizioni possano essere recuperate senza problemi di sorta. Ricordo che nel fotografare funghi con parti chiare conviene sempre sottoesporre lo scatto; questo causa la sottoesposizione di tutte le parti scure che possono essere schiarite facilmente (selettivamente) con un editor di immagini come Photoshop, tramite semplici strumenti di ritocco. La messa a fuoco. Io utilizzavo in passato la messa a fuoco automatica, tranne rari casi in cui, partendo da questa, aggiustavo poi leggermente il fuoco se era necessario (il mio obiettivo è dotato di motore ultrasonico Full Time Focus, il che significa che in ogni momento posso spostare la ghiera di messa a fuoco senza cambiare nessuna impostazione o premere alcun tasto). In generale gli automatismi della macchina funzionano abbastanza bene, a meno di non trovarsi in aree scure dove l'aggancio dell'autofocus al soggetto è più complesso. In ogni caso, sia attraverso l'oculare di una reflex, sia attraverso il monitor lcd di una compatta, è sempre possibile controllare che l'operazione sia andata a buon fine; in fase di scatto basta assicurarsi che il riquadro (o il punto) di messa a fuoco automatica si trovi sul soggetto centrale (nel senso della profondità): la profondità di campo farà sì che tutti i soggetti vengano a fuoco. Per questo motivo è preferibile fotografare con un'inquadratura un po' dall'alto e non frontale. Attualmente fotografo solo in modalità di messa a fuoco manuale; specialmente con i funghi piccoli è l'unico modo per gestire correttamente la profondità di campo. Lo scatto. L'uso del treppiede verrebbe in tutto o in parte vanificato se poi al momento dello scatto fossimo noi a premere il pulsante di scatto; le vibrazioni, presenti anche con un sostegno di qualità, renderebbero la fotografia sfocata. É necessario quindi operare alcuni accorgimenti. Se la nostra fotocamera lo consente (solo per le reflex), utilizziamo la modalità di sollevamento dello specchio prima dello scatto vero e proprio; in questo modo elimineremo anche le minime vibrazioni che si verificano quando lo specchio si solleva. Poi potremo usare o un cavo di scatto remoto o più semplicemente l'autoscatto, in modo che durante i secondi che separano lo scatto vero e proprio dal momento in cui premiamo il pulsante di scatto ogni movimento residuo della fotocamera sarà scomparso del tutto.

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Boletus aereus. Da uno scatto sottoesposto per non bruciare i bianchi (a sinistra) si possono facilmente tirare fuori i dettagli delle zone in ombra, sempre controllando che le alte luci non diventino sovraesposte. Se gli ISO fossero elevati ci ritroveremmo con una foto molto rumorosa, soprattutto nelle zone che in precedenza erano sottoesposte.

Obiettivo. Se possedete una reflex, è probabile che vi chiederete quale sia l'obiettivo migliore per dedicarsi a questo genere di fotografia. Per la maggior parte dei funghi più diffusi, una focale grandangolare o media è sufficiente; se al contrario vi dedicate alle numerose specie che raggiungono taglie molto minuscole, un'obiettivo macro è d'obbligo. Il problema delle focali lunghe è che diventa necessario, per realizzare una composizione che comprende un paio di esemplari, mettersi ad una certa distanza dal soggetto; purtroppo capita che, più ci si allontana da questo, maggiori sono gli elementi di disturbo che si frappongono fra voi ed esso, ed è dunque probabile che qualche elemento (erba, rametti ecc.) sfugga alla vostra attenzione e comprometta la buona riuscita della foto. Inoltre, allontanandosi dal soggetto, il punto di ripresa cambia e si rende necessario aprire ulteriori sezioni del treppiede per aumentare l'angolo di ripresa. Per questi motivi, io scattavo inizialmente con un obiettivo grandangolare zoom di 17-40mm, che sulla mia fotocamera con sensore Aps-C sono circa 28-64mm; importante però diventa la distanza minima di messa a fuoco (nel caso del 17-40L è di soli 28 cm, perfetta allo scopo) perchè con un obiettivo corto di focale che mette a fuoco a distanze elevate non si potrebbe riempire l'inquadratura neanche con i soggetti di taglia maggiore. Con il suddetto obiettivo era però impossibile fotografare a distanza ravvicinata piccoli funghi, e per questo motivo ho comprato un obiettivo macro a focale più corta possibile, il Canon EF-S 60mm f/2.8 Macro USM: sulla 350D la focale diventa circa 100mm, ancora buona anche per funghi di grandi dimensioni, anche se spesso devo allontanarmi parecchio dai soggetti e la ripresa si complica.

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A sinistra: Boletus aereus - Eos 350D, EF-S 60mm, 1/6 sec, f/16, treppiede. A destra, Pleurotus eryngii var. thapsiae - Eos 350D, Sigma 70-300mm, 1/6 sec, f/22, treppiede. L'utilizzo di un obiettivo con focale lunga (a destra) schiaccia l'angolo di ripresa e inserisce tra il soggetto e la fotocamera numerosi elementi di disturbo; con corte focali (a sinistra), invece, è possibile avere una visuale più corretta, leggermente dall'alto, mantenendo inoltre le gambe del treppiede chiuse per una maggiore stabilità. Per questo ho scelto il Canon EF-S 60mm: una focale che non si adatta molto a fotografare, per esempio, insetti.

Composizione. Per questo genere di fotografia è necessario mostrare in un solo scatto tutte le caratteristiche peculiari della specie fotografata; la morfologia e i colori del fungo devono essere chiaramente evidenziati, anche con esemplari che mostrano diversi stadi di sviluppo:
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Alcuni caratteri vengono spesso trascurati (per esempio la base del gambo), con errori di determinazione che spesso, al di là del discorso fotografico, portano a gravi avvelenamenti con esito anche mortale. Numero di esemplari. Si tratta certamente di un discorso che merita la sua attenzione, perchè può essere importante per presentare un'immagine gradevole. Bisogna tenere conto di alcuni fattori tra i quali la grandezza degli esemplari, il tipo di crescita del fungo, ecc. Più in generale vanno evitati gli ammucchiamenti che rendono la fotografia esteticamente inguardabile e poco curata, ma vale la pena spendere del tempo per curare la disposizione degli esemplari; capita spesso di avere la fortuna di trovare gruppi di individui che la natura ha già disposto ad arte e che non necessitano del nostro intervento. Per specie di grandezza medio grande (10-30 cm) consiglio di inserire nella composizione dai 3 ai 5 individui, che sono più che sufficienti per mostrare tutto ciò che è necessario; per esemplari di taglia più piccola è possibile aumentare il numero dei soggetti, senza però superare la decina. Va tenuto conto, infatti, che più sono i funghi che vengono inseriti nell'inquadratura, minore è la grandezza degli stessi nella foto, dunque si rischia di non mettere in evidenza i dettagli più fini tipo decorazioni del cappello, fibrille, squame, ecc. Disposizione degli esemplari. Premesso che lo specifico posizionamento dei funghi sul terreno per la fotografia va alla sensibilità e al gusto compositivo dell'autore, è comunque possibile dare qualche indicazione di massima, almeno per le prime esperienze; poi sarà abbastanza semplice sviluppare uno stile personale. Generalmente è importante fotografare almeno un esemplare (meglio due) ancora infissi nel terreno, mentre un altro verrà adagiato a terra per mostrare bene la parte fertile (lamelle, tuboli o idii, ecc.) e il gambo; in particolare è buona norma non appoggiare il fungo sul cappello con il gambo verso l'alto, almeno tutte le volte che ciò è evitabile (quando il cappello ha un diametro simile al gambo sarà invece necessario, per far sì che l'imenio sia visibile; appoggiandolo di lato infatti la parte superiore del pileo tenderà a nascondere il resto). Un tipo di composizione gradevole si avvale di circa 5-6 esemplari, ponendone tre in cui sia ben visibile il cappello, magari nelle diverse fasi di sviluppo, mentre due funghi verrano adagiati sul fianco per mostrare le parti restanti, come già citato in precedenza. Vanno evitate le composizioni lineari, in cui gli esemplari vengono disposti uno accanto all'altro, perchè poco interessanti; è importante, secondo me, riempire tutti gli spazi del fotogramma, riempiendo per esempio gli angoli con elementi dell'ambiente di crescita.

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In alto a sinistra, Coprinus insignis: la crescita naturale di questi stupendi esemplari non ha avuto bisogno della mano dell'uomo, è bastato decentrare un pochino i soggetti per avere una composizione bilanciata e gradevole. In alto a destra, Lepista nuda: un'ammucchiata poco gradevole alla vista e poco adatta a fornire notizie sui dettagli peculiari della specie; quando ci si trova con numerosi esemplari è meglio scegliere i migliori da fotografare ed evitare foto come questa. In basso a sinistra, Lactarius sanguifluus, tipica composizione a 6, descritta nel testo dell'articolo. In basso a destra, Boletus aestivalis, poco felice composizione lineare che mal si adatta a questo tipo di fotografia.

Cura dei particolari. Spesso sono i particolari che rendono una foto eccellente. Nel nostro caso basterà riporre una certa attenzione nell'eliminare tutti gli elementi di disturbo che possono coprire i funghi o parti importanti di essi: erba, rametti, foglie, terra, ecc. Si potranno anche inserire elementi decorativi, per esempio ghiande, pigne, bacche; l'importante è che siano elementi tipici dell'habitat di crescita della specie fotografata, in modo che l'osservatore possa cogliere anche solo dalla foto un dettaglio così importante. La luce. Componente fondamentale di ogni tipo di fotografia, la luce non è da meno nell'illustrazione micologica. Nei boschi, generalmente in ombra, la luce, anche se poca, è solitamente ottima, ben diffusa e basta eventualmente solo il citato cartoncino di carta bianca come riflettore per realizzare una grande foto. Nei prati invece, o nei boschi poco fitti, va assolutamente evitata la luce diretta del sole che, al pari del flash frontale, crea ombre nette e dure, o ancora peggio, vanno evitate le zona di luce/ombra causate dal sole stesso; solitamente basta semplicemente assicurarsi di avere la luce del sole alle spalle e fare ombra ai soggetti col proprio corpo. Se questo non è possibile bisogna cercare di spostare i soggetti in una zona d'ombra, se proprio non si riesce a coprirli in qualche modo (il cartoncino bianco può essere usato anche per schermare la luce diretta). Per mia esperienza la luce peggiore si ha paradossalmente all'alba o al tramonto (tutto l'opposto della fotografia naturalistica in genere) perchè questa può falsare i colori e la sua posizione radente rende gli scatti più complessi da realizzare.

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A sinistra: Amanita citrina - Minolta Dimage 7i, 1/90 sec, f/9.5, flash, mano libera. L'uso del flash frontale, specialmente quello incorporato nella fotocamera crea fastidiose ombre nette e sovraespone le parti chiare del fungo. A destra: Xerocomus cisalpinus - Canon Eos 350D, EF-S 60mm, 6 sec, f/16, treppiede. Negli Xerocomus è importante fotografare anche la sezione.

In conclusione vediamo di passare in rassegna quelli che sono gli errori più comuni che possono compromettere una fotografia, o comunque far sì che questa non sia perfetta come potrebbe, solo per mancanza di cura e attenzione.

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Amanita rubescens. Il cappello è poco visibile a causa del punto di ripresa
troppo basso.
Mancanza di elementi tipici della specie in oggetto. Può capitare, sia per errore che per mancanza di conoscenza verso una determinata specie, di non mettere in evidenza i particolari peculiari della stessa, o persino quelli più evidenti ma che per un errore di composizione restano nascosti. Ad esempio, adottando un punto di ripresa molto basso si può rischiare di "lasciare fuori" il cappello; è facile lasciare in ombra la parte imeniale quando si pone un soggetto su un fianco, col risultato di avere una parte importante poco visibile o anche perchè coperta da erba, rami, foglie. Ancora, se non si ha una certa esperienza nel genere Inocybe potrebbero non essere fotografati particolari sempre importanti come la base del gambo, o la cortina, o, per esempio nel genere Xerocomus, la sezione. L'elenco di errori di questo genere è molto lungo, e solo l'esperienza sul campo, maturata proprio attraverso di essi, può servire ad evitarli.
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Amanita rubescens. La foto è venuta mossa a causa del movimento della fotocamera durante lo scatto.
Foto sfocata/mossa. Anche seguendo con attenzione le regole sopra citate, in merito all'utilizzo del cavalletto, pre-sollevamento dello specchio e autoscatto/scatto remoto, può comunque capitare che una foto venga mossa. Se il cavalletto non è stabile e di buona qualità sicuramente non farà il suo dovere, e anche una banale raffica di vento potrà contribuire al movimento della fotocamera. Inoltre, poichè il più delle volte il treppiede si appoggerà sul terreno, è sempre possibile un piccolo movimento di assestamento. Per tale motivo bisogna assicurarsi, prima dello scatto, che il treppiede è ben poggiato e fermo. Generalmente, infine, conviene aprirlo il meno possibile, utilizzando magari soltanto la prima sezione dei supporti, per una maggiore stabilità.
Altri errori possibili possono essere errori di esposizione (una foto può essere sottoesposta per esempio in caso di cambiamenti repentini di luce; dopo che la fotocamera ha impostato il corretto tempo di scatto può capitare che una nuvola oscuri il sole e riduca la luminosità. Basta sempre controllare l'istogramma subito dopo.), di inquadratura, di composizione, di messa a fuoco (ridotta profondità di campo per avere usato un diaframma troppo aperto, errore dell'autofocus) ecc., tutti facilmente eliminabili seguendo le linee guida di questo articolo.

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A sinistra: Helvella sp - Canon Eos 350D, EF-S 18-55mm, 1/60 sec, f/14, ISO 400, mano libera. Scattare al sole conduce il più delle volte a fotografie da buttare: va dunque evitato sempre. A destra, Russula cessans - Canon Eos 350D, EF-S 60mm, 1/6 sec, f/16, ISO 100, treppiede. La luce dei boschi fitti è l'ideale invece per fotografare, perchè è diffusa e produce ombre soffuse e gradevoli.

In conclusione. Fotografare i funghi è, infine, non molto difficile, a patto di seguire i piccoli accorgimenti e le tecniche indicate. Come in tutti i generi fotografici, l'esperienza è fondamentale, e dunque non bisognerà gettare la spugna alle prime difficoltà; all'inizio sarà normale cestinare parecchi scatti, ma, man mano, tutto diventerà semplice e le foto verranno scattate correttamente senza neanche pensarci, perchè i gesti diverranno abitudine.

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Boletus edulis - Canon Eos 350D, 17-40L, 1/8 sec, comp. esp. -0.7, f/16, ISO 100, treppiede


                




rev. 19 Lug 09 - Testi e foto © Salvatore Saitta